Mario Grasso, paradossi e parossismi d’un intellettuale fuori dalla grazia degli uomini. (Monografia a cura di Massimiliano Magnano)
(…) Il libro di Massimiliano Magnano è pensato come approfondita messa a fuoco specifica dei più importanti aspetti e momenti della produzione di Grasso, visti da diversi angoli visuali. E accompagna il lettore, suggerendo e approfondendo – spesso con imprevedibili accostamenti – l’essenziale di una produzione ormai imponente per quantità e qualità, mai pacificata, anzi fondata su interrogativi e tensioni. Una profonda linea di simbolismi percorre tutta l’opera di Grasso e Magnano li segue dotandosi di un suo filo di Arianna. Sono di assoluto rilievo per la pregnanza dell’associazione definizioni come “l’indole insulare e ironica insieme” e la scrittura “visionaria” e osservazioni come “Mario Grasso osserva la realtà in tutti i suoi aspetti, anche quando sembra guardare altrove” o “interroga se stesso e interpella le coscienze di ciascuno”. Anche quando “si propone e coltiva ed esprime con l’adozione di diverse personalità.
Non può mancare l’attenzione alle scelte politico-sociali. Attestata nelle pagine di Grasso anche la riflessione sulle realtà della mafia e degli anni di piombo. Una frase di suprema ironia come quella, citata da Magnano, “comincio finalmente a capire che non c’è nulla da capire”, che leggiamo nelle pagine dedicate a Michele Pantaleone, e che significa quello che dice e quello che non dice, potrebbe diventare emblematica, come qualcuna di Manzoni o quella famosa – compresa raramente nel senso vero – del Gattopardo. (Dal saggio introduttivo di Nicolò Mineo)
